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    20 luglio 2020

    Azione revocatoria e garanzie

    Cassazione, sentenza 10 giugno 2020, n. 11121, sez. III civile. In tema di azione revocatoria ordinaria, l’esistenza di una ipoteca sul bene oggetto dell’atto dispositivo, ancorché di entità tale da assorbirne, se fatta valere, l’intero valore, non esclude la connotazione di quell’atto come “eventus damni” atteso che la valutazione tanto della idoneità dell’atto dispositivo a costituire un pregiudizio, quanto della possibile incidenza, sul valore del bene, della causa di prelazione connessa alla ipoteca, va compiuta con riferimento non al momento del compimento dell’atto, ma con giudizio prognostico proiettato verso il futuro, per apprezzare l’eventualità del venir meno, o di un ridimensionamento, della garanzia ipotecaria. In tema di azione revocatoria ordinaria, quando l’atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito, unica condizione per il suo esercizio è la conoscenza che il debitore abbia del pregiudizio delle ragioni creditorie, nonché, per gli atti a titolo oneroso, l’esistenza di analoga consapevolezza in capo al terzo, la cui posizione, sotto il profilo soggettivo, va accomunata a quella del debitore; la relativa prova può essere fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità ove congruamente motivato Nel caso di specie è soggetto a revocatoria ordinaria l’atto di cessione della nuda proprietà di un immobile anche se il bene è gravato da ipoteca. La probabile futura estinzione parziale del mutuo induce infatti a ritenere che la soddisfazione del creditore sarebbe stata comunque possibile in prospettiva.Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    30 dicembre 2016

    La scissione non puಠessere oggetto di...

    La scissione societaria non può essere oggetto di azione revocatoria secondo il Tribunale di Roma, sezione fallimentare, ordinanza del 7 novembre 2016, dal momento che quest'ultima sarebbe incompatibile con le garanzie e la disciplina della scissione societaria, ma ancora a monte, mancherebbe un atto traslativo che possa giustificarla. L'azione revocatoria, disciplinata dall'art. 2901 c.c., nota anche come azione pauliana, è un'azione disposta dall'ordinamento a favore dei creditori, con la quale, al sussistere di determinate condizioni, quest'ultimi possono domandare che siano dichiarati inefficaci nei loro confronti gli atti di disposizione del patrimonio, compiuti dal debitore in loro pregiudizio. Tuttavia condicio sine qua non per la sua esperibilità  è che vi sia un atto dispositivo del patrimonio che, ancor prima che oneroso o gratuito, deve essere traslativo. Quindi, la questione, come sottolineato anche dal Tribunale, è proprio quella di determinare se la scissione societaria possa qualificarsi come atto traslativo o meno. Il Codice civile definisce, all'art. 2506 c.c., la scissione, totale o parziale, come quell'operazione con cui una società  assegna il proprio patrimonio a più società , preesistenti o di nuova costituzione. Che non si tratti di un vero e proprio atto traslativo di cespiti aziendali, ma semplicemente di una riallocazione degli asset, sembra emergere anche dal raffronto con la precedente formulazione dell'articolo sulle forme di scissione ante riforma. Mentre oggi, infatti, l'art. 2506 c.c. parla di "assegnazione", il precedente art. 2504 septies c.c. parlava, al contrario, di "trasferimento del patrimonio". Secondo il Tribunale, pertanto, la scissione societaria, lungi dal rappresentare un atto traslativo, sarebbe, al contrario, un'operazione a formazione progressiva volta ad ottenere una nuova articolazione dell'ente nella prospettiva della continuità  patrimoniale e non un fenomeno successorio, dal momento che con essa si realizza solamente una riorganizzazione delle strutture societarie, che non vengono estinte. I cespiti patrimoniali vengono semplicemente riallocati in maniera diversa, attraverso la modifica dello statuto societario. Che si tratti di una mera riorganizzazione è confermato anche dall'art. 2506 comma 3 c.c., che espressamente prevede che la società  scissa possa decidere se attuare il proprio scioglimento oppure continuare la propria attività . Alla luce di tutte queste considerazioni emerge come, in assenza di un atto traslativo revocabile, venga meno la possibilità  per i creditori di azionare l'azione revocatoria, in relazione all'operazione di scissione che essi ritengano, in qualche maniera, lesiva della loro posizione creditoria. I creditori già  esistenti prima della scissione non sono, tuttavia, privi di tutela. Possono innanzitutto, ai sensi dell'art. 2503 c.c., opporsi all'operazione entro il termine di legge e, in ogni caso, l'art. 2506 quater c.c. prevede che, dopo la scissione, le società  coinvolte nella scissione siano solidalmente responsabili, nei limiti del patrimonio netto loro assegnato o rimasto, dei debiti della società  scissa che siano rimasti insoddisfatti.

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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