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    01 settembre 2020

    False dichiarazioni al notaio

    Cassazione penale 4 giugno 2020, n. 16982. Tale sentenza sancisce il principio per cui “la condotta del venditore o donante di immobile che dichiari falsamente al notaio rogante la conformità dell’immobile venduto o donato alle caratteristiche previste dal titolo edilizio rilasciato per la sua edificazione, integra il reato di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico di cui all’art. 483 Codice Penale (punito con la reclusione fino a 2 anni)”. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    09 luglio 2020

    Trust autodichiarato: imposta sulle successioni e...

    Cassazione, sentenza 23 aprile 2020, n. 8082, sez. V. La costituzione del vincolo di destinazione di cui al D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 47, conv. in L. n. 286 del 2006, non integra autonomo e sufficiente presupposto di una nuova imposta, in aggiunta a quella di successione e di donazione. Per l’applicazione dell’imposta di donazione, così come di quella proporzionale di registro ed ipocatastale, è necessario che si realizzi un trasferimento effettivo di ricchezza mediante attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale. Nel trust di cui alla L. n. 364 del 1989, di ratifica ed esecuzione della Convenzione dell’Aja 1 luglio 1985, un trasferimento così imponibile non è riscontrabile, nè nell’atto istitutivo, nè nell’atto di dotazione patrimoniale tra disponente e trustee – in quanto meramente strumentali ed attuativi degli scopi di segregazione e di apposizione del vincolo di destinazione – ma soltanto in quello di eventuale attribuzione finale del bene al beneficiario, a compimento e realizzazione del trust medesimo. Ove la figura del disponente e del trustee coincidano e vi sia anche la possibilità che il beneficiario finale si identifichi con il disponente stesso, non può essere integrato il presupposto impositivo del reale arricchimento effettuato attraverso un effettivo trasferimento di beni e diritti. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    12 giugno 2020

    Inammissibilita’ del preliminare di donazione

    Cassazione, sentenza 4 marzo 2020, n. 6080, sez. II civile. La cessione della proprietà non può essere legittimamente qualificata “preliminare di donazione” pena la sua insanabile nullità, essendo la donazione actus legitimus che non ammette preliminare. E’ fortemente opportuno rivolgersi al proprio notaio anche per la stipula di qualsiasi contratto preliminare al fine di evitare di concludere atti nulli. Solo una seria consulenza preventiva all’atto potrà garantire la piena realizzazione della volontà delle parti adeguandola all’ordinamento giuridico.Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    05 giugno 2020

    Forma della risoluzione della donazione

    Cassazione, sentenza 3 marzo 2020, n. 5937, sez. I civile. Anche nel caso di accordo tra coniugi per la risoluzione di una donazione deve essere rispettata la stessa forma dell’atto originario e principale. E’ quindi necessario l’intervento del notaio con l’atto pubblico alla presenza di due testimoni.Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    27 febbraio 2020

    I dieci errori da evitare quando si vuole fare...

    27/02/20I dieci  errori da evitare quando si vuole fare una donazione ai figli. 1. Attenzione a non tenere presenti le quote di legittima dei legittimari, il cui calcolo definitivo però si fa solo al momento della morte. Il calcolo della legittima è complesso da farsi perché si effettua al momento della morte del de cuius, ma già in vita il donante se non ha un patrimonio soggetto a grandi mutamenti di valore (pensiamo soprattutto alle aziende) e non ha in programma mutamenti sostanziali del suo patrimonio può fare un calcolo di massima del valore dei suoi beni e ripartirli secondo la sua volontà in modo equo tra i legittimari. La ripartizione equa del patrimonio fatta da chi lo ha creato rende molto più improbabile la lite ereditaria. 2. Non  guardare a tutte le donazioni fatte ai figli complessivamente. Più l’assegnazione del patrimonio dei genitori è equilibrata, minori sono i rischi di controversia tra i figli perciò è opportuno guardare a tutte le donazioni fatte ai figli. Quando si pensa  a fare una donazione ad un figlio non sempre si guarda al patrimonio nel suo complesso (ad esempio case comprate ad altri figli dove non risulti chi ha pagato il prezzo, pagamento del mutuo o delle spese di ristrutturazione ai figli,  donazioni in denaro fatte senza atto notarile).  3. Non ricordarsi di far emergere tutte le donazioni indirette e sanare quelle nulle. Quando un genitore compra una casa ad un figlio pagando lui il prezzo e non evidenzia la donazione indiretta e dona la casa familiare ad un altro figlio rischia di creare una potenziale lite per la disparità apparente esistente tra le due situazioni, perciò quando si vuole fare una donazione è importante evidenziare le donazioni indirette, anche fatte in passato. Lo stesso problema può sorgere se un genitore con bonifico o assegno dona una somma non modica (cioè di piccolo valore rispetto al suo patrimonio), in questo caso la donazione, secondo la giurisprudenza, può essere nulla, per cui gli altri eredi potrebbero alla morte del donante richiedere la restituzione delle somme donate generando una lite familiare. Le donazioni di denaro possono essere regolarizzate anche successivamente con un atto.  4. Attenzione a non valutare di donare l’intero patrimonio ai figli in parti uguali, lasciando che loro procedano alla divisione in modo che ognuno sia proprietario del bene a lui destinato ma dopo un reciproco riconoscimento dei valori assegnati. 5. Pensare che tra tra donazione e testamento non possa esserci nessuna differenza di tassazione. Bisogna stare attenti perché il testamento sarà tassato con le imposte esistenti al momento dell’apertura della successione mentre la donazione viene tassata oggi, usufruendo di un regime fiscale tra i più favorevoli al mondo, il rischio è che alla successione si paghino molte più imposte, come in altri paesi europei. 6. Pensare che una volta donato il patrimonio ai figli sia impossibile “riprendersi” qualche bene donato per esigenze sopravvenute o imporre al figlio determinati comportamenti. La legge consente al donante di riservarsi la facoltà di “riprendersi” parte dei beni donati anche senza dover dare una motivazione o addirittura tutti i beni al verificarsi di eventuali eventi predeterminati al momento della donazione. Allo stesso modo la legge consente di imporre degli oneri a carico del donatario.                                6.1 Pensare che con la donazione diventi molto più difficile vendere il bene donato o ottenere un mutuo. Oggi esistono vari strumenti giuridici che consentono la vendita o il mutuo sul bene donato con buona efficacia.  7. Pensare che i figli in vita possano rinunciare alla loro legittima. La rinuncia alla legittima in vita del donante è nulla. Spesso si vedono pattuizioni del genere che, con la sola eccezione del patto di famiglia che riguarda i beni aziendali, sono inutili e perciò lasciano aperto il rischio di causa dopo la morte.  8. Pensare che una vendita simulata ad un figlio senza pagamento del prezzo possa eludere la legittima. La vendita simulata senza effettivo pagamento del prezzo apre lo spazio  ad una possibile lite per farla rientrare nell’asse ereditario come donazione.  9. Dimenticarsi di chiedere informazioni sulla dispensa dall’imputazione e dalla collazione. La dispensa dall’imputazione consente al donante di fare in modo che alcuni beni donati gravino sulla quota disponibile potendo in questo modo decidere come ripartire la disponibile a vantaggio di uno o di più figli. La dispensa dalla Collazione può consentire al donatario di trattenere il bene donato e di non doverlo conferire nella massa ereditaria in sede di divisione.  10. Non valutare con un professionista  il Patto di Famiglia per il passaggio generazionale di Aziende e Società. ll Patto di famiglia  può consentire, se adeguatamente predisposto, il passaggio generazionale dell’Azienda di famiglia o delle partecipazioni societarie, senza rischi di future liti ereditarie.  Questa Guida è finalizzata a dare le prime informazioni utili per muoversi in una materia complessa come le donazioni, per ogni approfondimento è utile rivolgersi ad un professionista.   Paolo Broccoli Notaio a Colognola ai Colli, Co fondatore di Fbf Notai e SuperPartes Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    20 settembre 2019

    Acquisto di un immobile con provenienza donativa:...

    20/09/19ACQUISTO DI UN IMMOBILE CON PROVENIENZA DONATIVA: LE DIECI COSE DA SAPERE. 1) PERCHE’ LA PROVENIENZA DONATIVA DI UN IMMOBILE POTREBBE ESSERE RISCHIOSA PER L’ACQUIRENTE O PER IL CREDITORE IPOTECARIO?  In base al combinato disposto degli artt. 561 e 563 c.c.come modificati a seguito della riforma con legge n. 263/2005, la circolazione di un immobile con provenienza donativa potrebbe comportare i seguenti rischi: a)chi acquista la proprietàdel bene può perderla a seguito delle azioni giudiziarie del legittimario leso dalla donazione; b)il creditore ipotecario(in genere la banca che ha concesso il mutuo ipotecario garantito da ipoteca iscritta sull’immobile) può perdere la garanzia a seguito del recupero del bene libero da ipoteca da parte del legittimario leso. 2) QUALI SONO LE CONDIZONI ED I LIMITI PER IL LEGITTIMARIO VITTORIOSO NELL’AZIONE DI RIDUZIONE DI RECUPERARE IL BENE ANCHE PRESSO GLI ACQUIRENTI DEL DONATARIO?  In primo luogo il donante non deve aver lasciato alla sua morte un patrimonio ereditario sufficiente a soddisfare le quote di tutti i legittimari. La possibilità per il legittimario leso di recuperare il bene presso i terzi acquirenti dal donatario è sottoposta, inoltre, ad ulteriori condizioni: a)la domanda di riduzione deve essere stata proposta e trascritta entro dieci annidall’apertura della successione; b)l’azione di riduzione deve essere stata proposta prima di venti annidalla trascrizione della donazione; c)il legittimario leso dovrà previamente rivolgersi al donatarioe soddisfarsi sul suo patrimonio in quanto soltanto in caso di insolvenza di quest’ultimo potrà ottenere la restituzione dell’immobile; d)il terzo acquirente, inoltre, può liberarsi dall’obbligo di restituire l’immobile pagando al legittimario l’equivalente in denaro della lesione accertata. 3) LE PROVENIENZE DONATIVE SONO TUTTE UGUALMENTE RISCHIOSE?  No, è necessario rivolgersi ad un professionista per valutare la situazione del caso concretoche comporta una profonda conoscenza della materia ed una accurata analisi della documentazione e del quadro familiare del donante. Nell’ambito della vasta gamma delle possibilità si riportano le due situazioni estreme: a)Se il donante è morto da più di dieci anni e non sono state proposte e trascritte azioni di riduzione da parte dei legittimari il rischio è nullo in quanto la vicenda si è ormai consolidata; b)se il donante è ancora in vita e non sono trascorsi più di venti anni dalla trascrizione della donazione, i legittimari sono tanti ed alcuni di essi non hanno ricevuto nulla dal donante ed il patrimonio di quest’ultimo è insufficiente a soddisfare tutti, allora il rischio è altissimo. 4) IL LEGITTIMARIO PUO’ RINUNCIARE ALL’AZIONE DI RIDUZIONE? Eglinon può rinunciarea tale azione prima della morte del donantealtrimenti si violerebbero gli artt. 458 e 557 c.c.trattandosi della rinuncia a far valere un diritto relativo ad una successione non ancora aperta. Dopo la morte del donante il legittimario può rinunciare a tale azione.   5) IL LEGITTIMARIO PUO’ RINUNCIARE ALL’OPPOSIZIONE ALLA DONAZIONE? I coniugi ed i parenti in linea retta del donante possono opporsi alla donazione entro venti anni dalla stessa con atto stragiudiziale notificato e trascritto contro il donatario ed i suoi aventi causa al fine di sospenderenei loro confronti il decorso del ventennio e conservare così l’azione di restituzione contro i terzi per altri venti anni dalla data di opposizione. Tale opposizione èrinunciabile da parte del legittimario. 6) IL LEGITTIMARIO PUO’ RINUNCIARE ALL’AZIONE DI RESTITUZIONE?   Secondo autorevole dottrina ed una recente pronuncia di merito, è possibile, anche quando è in vita il donante, stante l’autonomia di tale azione da quella di riduzione. Altra parte della dottrina, tuttavia, non è concordein quanto comunque si violerebbe il divieto dei patti successori espresso dall’art. 458 c.c..   7) QUALI SONO I RIMEDI PER NEUTRALIZZARE IL PROBLEMA DELLA PROVENIENZA DONATIVA?  a) Ampliamento convenzionale della garanzia per evizione: la si estende alla specifica ipotesi dell’evizione per vittorioso esperimento dell’azione di restituzione. b) Mutuo dissenso: donante e donatario sciolgono il contratto per mutuo consenso ex art. 1372 c.c. producendosi gli effetti della risoluzione. c) Fideiussione bancaria o assicurativa: il donante presta all’acquirente fideiussione rilasciata da una banca o da una assicurazione. d) Rinuncia all’azione di restituzione: i legittimari, fermo restando il divieto della rinuncia all’azione di riduzione, anche durante la vita del donante, potrebbero rinunciare all’azione di restituzione verso i terzi acquirenti. 8) SE IL PREZZO DI UNA COMPRAVENDITA E’ STATO PAGATO DA UN TERZO SI PONE UGUALMENTE IL PROBLEMA DELLA PROVENIENZA DONATIVA?  Spessonella prassiavviene che siano i genitori dell’acquirente a versare il prezzo della compravendita direttamente al venditore. Come affermato anche dalla giurisprudenza non si pone alcun problema di possibile esercizio di azione di restituzione da parte di un legittimario lesocontro il terzo acquirente del bene in quanto la suddetta operazione è da qualificarsi quale donazione indiretta  9) PER QUALI DONAZIONI SI APPLICA LA RIFORMA DEL 2005 IN ESAME?  a)Secondo una teoriala riforma si applicherebbe anche alle donazioni stipulate precedentemente al 2005e, pertanto, una volta trascorsi venti anni dalla trascrizione dell’atto, non si porrebbero più problemi di provenienza donativa del bene. b)Seconda un’altra teoria, invece, la riforma si applicherebbe soltanto per le donazioni stipulate successivamente alla sua entrata in vigorein quanto, diversamente, non si tutelerebbero i legittimari concedendogli il tempo di legge per una eventuale opposizione alla donazione. 10) SONO PREVISTE ULTERIORI MODIFICHE LEGISLATIVE PER FAVORIRE LA CIRCOLAZIONE DI IMMOBILI CON PRVENIENZA DONATIVA E L’ACCESSO AL CREDITO BANCARIO?  Nell’ambito della legge di bilancio 2019 la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati aveva approvato rilevanti modifiche che però al momento non sono diventate legge dello Stato. Si prevedevano le seguenti novità: a)il legittimario perde il potere di recuperare il bene libero da pesi ed ipoteche, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di riduzione; il donatario è, però, obbligato a compensare in denaro il minor valore del bene. b)I terzi acquirenti a titolo oneroso dal donatario non subiscono alcun pregiudizio dall’azione di riduzione del legittimario leso, sempre fermi gli effetti della trascrizione della domanda di riduzione. c)Se il donatario e i terzi aventi causa sono insolventi il valore della donazione che non si può recuperare si detrae dalla massa ereditaria e rimane fermo il diritto di credito del legittimario il quale potrà farlo valere in futuro, ad esempio, agendo in via esecutiva sugli acquisti successivi compiuti dal donatario. Si passerebbe da una tutela reale ad una tutela obbligatoria per il legittimario leso. Avv. Andrea Pentangelo Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    01 marzo 2018

    Donazioni, uno strumento da utilizzare oggi

    L’Italia è oggi uno tra i Paesi con la tassazione più bassa in assoluto per quanto attiene ai trasferimenti mortis causa e quelli a titolo di liberalità, quasi una sorta di “paradiso fiscale”, anche se purtroppo si fanno sempre più insistenti le voci che parlano di un possibile un aumento delle aliquote. Ragione per cui, chi volesse garantirsi l’applicazione dell’attuale sistema di tassazione, dovrebbe procedere fin da ora a una corretta pianificazione successoria. La donazione, ai sensi dell’art. 769 c.c., è quel contratto con cui, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. E’ un atto formale, nel senso che richiede, a pena di nullità, la forma dell’atto pubblico. L’accettazione della donazione può essere fatta nello stesso atto o con atto pubblico posteriore, ma in questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante. Spesso l’uso di questo strumento giuridico è ostacolato dalla paura che il bene possa avere poi difficoltà a circolare liberamente nel caso in cui si decidesse di procedere al suo trasferimento a terzi. Vediamo, quindi, quali sono i possibili problemi circolatori dei beni di provenienza donativa e gli eventuali rimedi previsti dall’ordinamento. Il problema della circolazione del “bene di provenienza donativa” si pone perché la legge prevede a favore dei legittimari strumenti di tutela con efficacia anche reale. In particolare, se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati e non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, il legittimario, premessa l’escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, la restituzione degli immobili (art. 563 c.c.). Quindi, in altre parole, l’acquisto a titolo di donazione non è del tutto sicuro prima che siano decorsi 20 anni. E ciò può essere un problema non da poco quando, per sopravvenute ragioni di convenienza economica o personale, si voglia procedere alla vendita del bene di provenienza donativa. In questo caso diventa fondamentale la consulenza del professionista che, in base alle circostanze del caso concreto, potrà consigliare al meglio il cliente sui possibili rimedi previsti dall’ordinamento per ovviare, almeno in parte, a questo inconveniente. Vediamone alcuni. Rinuncia all’azione di riduzione. Il legittimario può proporre azione di riduzione, entro il termine di 10 anni, per reintegrare la sua quota di legittima violata dalle disposizioni testamentarie o dalle donazioni effettuate in vita dal de cuius. Può tuttavia anche rinunciare a tale diritto, ma solamente dopo la morte del soggetto che abbia, con il suo operato, leso il suo diritto. Mutuo dissenso. Anche il mutuo dissenso è un istituto che può avere una qualche utilità per il commercio di beni donativi, perché qualora la situazione cambi e si voglia alienare l’oggetto della precedente donazione, il mutuo dissenso, vanificando il precedente negozio, incide sulla commerciabilità del bene rendendolo più sicuro e più appetibile. Tuttavia questo rimedio può comportare delle problematiche fiscali e non è sempre attuabile, come ad esempio quando ci sono diritti dei terzi sul bene. Rinunzia alla restituzione. E’ possibile anche che un legittimario rinunci all’azione di restituzione nei confronti dei terzi aventi causa del donatario prima della morte del donante. E’ una figura, però, ancora discussa in dottrina, anche se inizia a diffondersi nella prassi, sicuramente è problematico il suo uso in caso di rinuncianti minori. Novazione di donazione. Con la novazione si sostituisce all’originaria causa della donazione (arricchimento del patrimonio del donatario per spirito di liberalità) la causa della vendita, costituita dallo scambio di cosa o diritto verso il corrispettivo di un prezzo. E’ un istituto molto utile perché per effetto della novazione dell’originario contratto di donazione il donatario conserva la titolarità del bene in virtù di un contratto che modifica il titolo originario. Tuttavia anche questo contratto, anche se inizia a diffondersi nella prassi, è ancora discusso in dottrina.   Notaio Paolo Broccoli, socio fondatore di Fbf Notai Associati e Associazione Super partes Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata  

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    29 agosto 2017

    Posso revocare la donazione se ho già un figlio?

    Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 5345 del 2 marzo 2017 Cosa cambia per il cittadino. La revocazione della donazione per sopravvenienza di figli è un istituto previsto dall'art. 803 del Codice Civile che consente al donante di "cambiare idea" nel caso in cui, in un momento successivo all'atto di liberalità , abbia o scopra di avere figli o discendenti legittimi di cui prima ignorava l'esistenza. Tuttavia potrebbe sorgere il dubbio che il "diritto di ripensamento" possa valere anche nella diversa ipotesi in cui il "donante già  genitore" scopra l'esistenza di "altri" figli. Ma così non è, tant'è che sul punto è intervenuta una recente sentenza della Corte di Cassazione la quale, interrogandosi anche su eventuali profili di incostituzionalità  della norma, non ha ritenuto condivisibile questa opzione interpretativa, mostrando al contrario di valorizzare la ratio della disciplina codicistica, che non è quella di tutela immediata dell'interesse dei figli sopravvenuti, ma quella di tutela dell'interesse a un ripensamento in capo al donante a seguito del nascere della sua nuova veste genitoriale. Insomma, condicio sine qua non per l'applicazione della disciplina della revocazione per sopravvenienza di figli, secondo la Corte, è il fatto che il donante non sia (o quanto meno non sappia di essere) già  genitore al momento della donazione. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes Il fatto. Tizio conveniva in giudizio la moglie separata Tizia chiedendo la revocazione della donazione indiretta di un immobile (compiuta in costanza di matrimonio esistente già  una prima figlia), sul presupposto della sopravvenienza di altri figli in epoca successiva alla donazione, nati dall'unione con un'altra donna. Le ragioni giuridiche. Per quanto attiene all'interpretazione dell'art. 803 c.c. (e dell'art. 804 c.c. che prevede il termine per esperire l'azione di revocazione), la Corte di Cassazione ha ritenuto di dover condividere l'orientamento tradizionale, non ritenendo meritevoli di seguito le denunzie di incostituzionalità  della norma nella parte in cui non consentirebbe la revocazione per sopravvenienza di figli anche a colui che al momento della donazione sia già  genitore. La ratio della disciplina della revocazione per sopravvenienza di figli, secondo la Corte di Cassazione, deve essere individuata nella possibilità  per il donante di riconsiderare l'opportunità  dell'atto di liberalità  a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza e, dunque, in altre parole, a fronte dell'instaurazione di un nuovo rapporto di filiazione, con tutto ciò che ne consegue in termini di doveri di mantenimento, istruzione ed educazione per il cui adempimento egli deve poter disporre di mezzi adeguati. Secondo la Corte questa necessità  di garantire una sorta di "diritto al ripensamento" in capo al donante si giustificherebbe proprio a fronte dalla nascita di una nuova genitorialità  prima non esistente. Sul punto la Corte di Cassazione compie una delicata analisi delle ragioni che possono spingere un non-genitore a revocare una donazione una volta divenuto genitore: "la norma si spiega per la complessità  della psiche umana, presumendo il legislatore che il donante non può avere valutato adeguatamente l'interesse alla cura filiale, allorquando non abbia ancora figli, e quando quindi non ha ancora provato il sentimento di amor filiale con la dedizione che esso determina ed il superamento che esso provoca di ogni altro affetto. E' quindi evidente che (...) la preesistenza di un figlio ovvero di un discendente legittimo alla data della donazione, escluda il fondamento applicativo della previsione, dovendosi infatti ritenere che l'atto di liberalità  sia stato compiuto da chi già  aveva avuto modo di provare l'affetto filiale, e che quindi si è determinato a beneficiare il donatario pur nella consapevolezza degli oneri scaturenti dalla condizione genitoriale. Questo perché, ritiene la Corte, l'interesse che il legislatore ha inteso tutelare con l'art. 803 c.c. non è quello immediato dei figli (che potrebbe sussistere anche nel caso in cui vi sia la sopravvenienza di altri figli rispetto a quelli già  esistenti al momento della donazione) ma il diverso interesse del donante ad una rimeditazione delle proprie scelte dispositive. Inoltre, opinando diversamente, si porrebbe anche il problema dell'affidamento del donatario, il cui acquisto resterebbe esposto al rischio di revocazione per tutta la vita del donante, qualora si ammettesse la possibilità  di revocazione per ogni figlio che sopravvenga. Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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