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    15 febbraio 2018

    CTR Veneto: sì alle agevolazioni prima casa nel...

    Commissione Tributaria Regionale Veneto, sentenza n. 1233 del 7 dicembre 2017 Cosa cambia per il cittadino   La Commissione Tributaria Regionale del Veneto, in una recente sentenza, ha stabilito l’applicabilità del beneficio prima casa alla rinunzia abdicativa di un coniuge a favore dell’altro relativamente al 50% di un immobile in comproprietà. La rinunzia abdicativa è un atto unilaterale dismissivo con cui un soggetto rinuncia a una situazione giuridica di vantaggio, che può comportare, nel caso di bene in comproprietà, un accrescimento della quota in capo agli altri comproprietari. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Il fatto La questione riguarda un atto di rinunzia abdicativa di un coniuge a favore dell’altro, in relazione al quale l’Agenzia delle Entrate non ha ritenuto applicabili le agevolazioni prima casa e conseguentemente ha accertato e richiesto la maggior imposta dovuta. Le ragioni giuridiche Nell’ammettere invece l’applicabilità delle agevolazioni fiscali prima casa, la Commissione Tributaria Regionale del Veneto ha evidenziato (anche sulla base della Circolare della stessa Agenzia delle Entrate n. 18/E/13) come l’istituto della rinunzia abdicativa faccia parte degli atti che, a titolo gratuito, comportano trasferimenti di beni e diritti e come tale debba essere parimenti trattata, risultando infatti priva di pregio giuridico la considerazione per cui non sarebbe possibile un’interpretazione estensiva della norma che prevede le agevolazioni prima casa ai negozi di rinunzia abdicativa. E ciò, secondo la Commissione, nonostante il trasferimento in tali casi avvenga in senso economico e non giuridico, come dimostrato dal fatto che “la parte che "si arricchisce" non partecipa all'atto se non per prendere atto della decisione del rinunziante e vede espandersi il diritto sul bene solo per la rinuncia dell'altro senza alcuna espressione della propria volontà”. Da ciò consegue che il coniuge, potendo godere delle agevolazioni prima casa, invece che pagare le imposte in misura proporzionale al valore del bene, potrà versare al Fisco le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, con un notevole risparmio economico. Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes   Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    24 luglio 2017

    Quante volte posso godere del credito di imposta...

    Corte di Cassazione, sentenza n. 2072 del 3 febbraio 2016 Nella vita di tutti i giorni può accadere che un soggetto, che abbia acquistato un immobile avvalendosi dei benefici prima casa, sia costretto poi a rivenderlo per ragioni personali o familiari. Come noto, in tali ipotesi non decade dalle agevolazioni se riacquista un altro immobile non di lusso nel termine di un anno dalla vendita del precedente. Ma cosa succede se è costretto nuovamente a vendere il bene e riacquistarne un altro? Può il contribuente godere del credito d'imposta vantato in forza del primo acquisto anche più volte? Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes Il fatto La vicenda trae origine da un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate Ufficio di Venezia, con cui si accertava che i contribuenti avevano indebitamente usufruito delle agevolazioni fiscali previste per l'acquisto della prima casa di cui al DPR 131/1986. In particolare, si contestava loro di aver portato in detrazione il credito di imposta usufruito per l'acquisto di un secondo immobile, successivo all'acquisto della prima casa, per compensare quanto dovuto all'erario in conseguenza di un terzo successivo acquisto di altro immobile sempre da destinare a propria abitazione, acquistato in seguito alla vendita del secondo immobile. Le ragioni giuridiche Nel ritenere infondato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha colto l'occasione per fare il punto in tema di agevolazioni prima casa nell'ipotesi di plurimi e successivi atti di alienazione e acquisto infrannuali con effettivo trasferimento della residenza negli immobili. D'altronde, nota la Corte, il legislatore non ha posto nessuna limitazione alla possibilità  di successive rivendite ai fini delle agevolazioni previste per l'acquisto della prima casa, consentendo all'acquirente di neutralizzare l'imposta assolta nella precedente operazione. Già  in passato la Corte di Cassazione aveva avuto modo di affermare che "il contribuente che, venduto l'immobile nei cinque anni dall'acquisto, abbia acquistato, entro un anno da tale alienazione, un altro immobile, procedendo poi alla sua vendita ed all'acquisto infrannuale di un ulteriore immobile, può mantenere l'agevolazione solo se fornisce la prova che l'acquisto sia seguito dalla effettiva realizzazione della destinazione ad abitazione propria degli immobili acquisiti nelle singole transazioni in virtù del concreto trasferimento della residenza anagrafica nell'unità  abitativa correlata". Questo significa, in altre parole, che il contribuente, qualora rivenda ed acquisti più volte nel rispetto delle condizioni previste dalla norma (immobile non di lusso, riacquisto entro un anno ed effettivo trasferimento della residenza), può godere del credito d'imposta vantato in forza del primo acquisto anche più volte fino a concorrenza dell'intera somma. D'altronde lo spirito della norma è proprio quello di incentivare l'acquisto della prima casa, riconoscendo al beneficiario delle agevolazioni di avvalersi più volte sempre del medesimo credito d'imposta, anche qualora quest'ultimo per motivi personali sia indotto nel tempo rivendere l'immobile acquistato e acquistarne un altro per ragioni personali o familiari. Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes

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    30 gennaio 2017

    L'Agenzia delle Entrate si pronuncia a favore del...

    Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 13 del 26 gennaio 2017 Cosa cambia per il cittadino. Come è noto, la vendita di un immobile, comprato usufruendo delle agevolazioni prima casa, prima che siano decorsi 5 anni, comporta la decadenza dalle suddette agevolazioni, almeno che il contribuente non provveda a riacquistare, entro un anno, altro immobile da adibire a prima casa. La Corte di Cassazione, e ora anche l'Agenzia delle Entrate con questa Risoluzione, hanno, però, affermato che impedisce la decadenza dalle suddette agevolazioni anche l'ipotesi di costruzione di un nuovo immobile, entro il termine di legge, su un terreno già  di proprietà  del contribuente al momento della vendita del primo immobile che aveva beneficiato delle agevolazioni prima casa. L'Agenzia delle Entrate, in altre parole, si è di fatto allineata alle recenti sentenze di Cassazione sul punto e ha invitato le strutture territoriali a riesaminare le controversie pendenti in materia e, qualora ne ricorrano i presupposti, ad abbandonare l'eventuale pretesa tributaria. Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. Le ipotesi che rientrano nell'ambito di applicazione della Risoluzione di questi giorni dell'Agenzia delle Entrate sono quelle in cui vi sia stato un acquisto di immobile in regime di agevolazione prima casa, successivamente rivenduto prima del decorso di 5 anni, provvedendo, tuttavia, entro un anno, all'edificazione di un nuovo edificio da adibire a prima casa di abitazione su un terreno, però, già  di proprietà  del contribuente al momento della vendita e non acquistato nel lasso di tempo che va dall'alienazione del primo immobile all'anno previsto dalla legge. In questi casi, ci si chiedeva se l'Agenzia delle Entrate potesse o meno notificare gli avvisi di liquidazione per la revoca delle aliquote agevolate e il recupero delle relative imposte. Le ragioni giuridiche. Già  in passato, in particolare con la Risoluzione n. 44/E del 16 marzo 2004 e la Risoluzione n. 38/E del 12 agosto 2005, l'Agenzia delle Entrate aveva affermato che la decadenza dal beneficio non si realizzasse nell'ipotesi in cui il contribuente avesse provveduto, entro un anno dalla vendita, all'acquisto di un terreno e alla realizzazione su di esso di un immobile da adibire ad abitazione principale. Tuttavia oggi la questione esaminata dall'Agenzia delle Entrate è un'altra, ed in particolare se la decadenza dalle agevolazioni sia impedita anche nel caso di edificazione di nuovo immobile, entro un anno, su terreno che risulti, però, essere già  di proprietà  del contribuente al momento della vendita del primo immobile (che aveva beneficiato delle agevolazioni prima casa). Per risolvere la questione, l'Agenzia delle Entrate richiama alcuni precedenti giurisprudenziali[1], in cui la Suprema Corte ha affermato a più riprese che non rileva il momento di acquisizione del terreno, essendo sufficiente, ai fini della conservazione dei benefici fiscali, che il contribuente, entro il termine di un anno, provveda a realizzare il fabbricato ed effettivamente adibisca quell'immobile a prima casa, ovvero come sua dimora abituale (Circolare n. 31/E del 7 giugno 2010). Pertanto, aderendo a questo recente orientamento giurisprudenziale, l'Agenzia delle Entrate ha invitato le strutture territoriali ad allinearsi con i principi espressi dalla Corte di Cassazione e, dunque, a "riesaminare la controversie pendenti concernenti la materia in esame e, ove l'attivitaÌ€ accertativa dell'Ufficio sia stata effettuata secondo criteri non conformi a quelli espressi dai giudici di legittimitaÌ€, ad abbandonare - con le modalitaÌ€ di rito, tenendo conto dello stato e del grado di giudizio - la pretesa tributaria, sempre che non siano sostenibili altre questioni". Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/ [1] Corte di Cassazione, sentenza n. 18214 del 16 settembre 2016 e Corte di Cassazione, sentenza n. 13550 del 1 luglio 2016.

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    24 gennaio 2017

    Non decade dalle agevolazioni prima casa chi...

    Corte di Cassazione, ordinanza del 1° luglio 2016 n. 13550 Cosa cambia per il cittadino. Il contribuente non decade dalle agevolazioni prima casa nel caso in cui venda l'immobile acquistato con i benefici prima che siano decorsi cinque anni dall'atto di acquisto, se provvede, entro un anno, a edificare una nuova costruzione, da adibire anch'essa ad abitazione prima casa, su un terreno già  di sua proprietà . Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. Due coniugi avevano goduto delle agevolazioni prima casa in sede di acquisto di un immobile, poi rivenduto prima del decorso di cinque anni (vendita infraquinquennale). Tuttavia, avevano provveduto ad edificare, entro un anno da tale vendita, un nuovo edificio anch'esso destinato a prima casa di abitazione su un terreno acquistato dagli stessi, per donazione, pochi mesi prima della vendita. Alla luce di ciò, l'Agenzia delle Entrate aveva notificato loro degli avvisi di liquidazione per la revoca delle aliquote agevolate (afferenti stipula del contratto di mutuo ed acquisto della prima casa di abitazione non di lusso) e per il recupero dell'IVA computata ad aliquota ordinaria su entrambe le operazioni. Le ragioni giuridiche. La Corte di Cassazione ha evidenziato, innanzitutto, come la stessa Agenzia delle Entrate (con la risoluzione n. 44/E del 2004) abbia riconosciuto che non si decade dai benefici se entro un anno dalla alienazione dell'alloggio si acquisisce un terreno da edificare, ovviamente riferendosi la conservazione del regime di favore non all'acquisto del terreno ma alla realizzazione su di esso della nuova fabbrica da destinare ad abitazione principale. Inoltre, l'acquisto può essere realizzato con una qualsiasi delle modalità  di cui all'art. 922 c.c., non essendo necessario che l'acquisto sia derivativo, ricorrendo la condizione di legge anche in ipotesi di modalità  originaria di acquisto. Nell'ipotesi sottoposta all'attenzione della Cassazione si è, dunque, realizzato il presupposto per la conservazione del beneficio, indipendentemente dal fatto che il terreno sia stato acquistato prima della "rivendita" dell'originario acquisto. Afferma la Corte, infatti, che "deve ritenersi che abbia soddisfatto l'onere di legge il contribuente che, entro un anno dall'alienazione del primo immobile per il quale ne aveva fruito, abbia a realizzare su un proprio terreno un fabbricato, dando poi concreta attuazione al proposito di adibirvi effettivamente la propria abitazione principale. E ciò a prescindere dall'epoca di acquisto di detto terreno - sia essa anteriore o posteriore all'alienazione del primo immobile adibito a "prima casa"- ed in virtù del principio dell'accessione di cui all'art. 934 cod. civ., il quale comporta l'acquisto della proprietà  della costruzione ivi realizzata ed incorporata a titolo originario, quale successivo incremento dell'originario immobile posseduto". Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/

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    23 gennaio 2017

    Sଠalle agevolazioni prima casa anche se solo...

    Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 28 giugno 2016, n. 13334 Cosa cambia per il cittadino. La Corte di Cassazione ha confermato l'orientamento più recente per cui, ai fini delle agevolazioni prima casa, non è necessario che entrambi i coniugi trasferiscano, nel termine di 18 mesi, la propria residenza presso il nuovo immobile, bastando a soddisfare il requisito della residenza a fini tributari, che l'immobile sia destinato a residenza della "famiglia", non rilevando in tal senso l'eventuale diversa residenza di uno dei coniugi. Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto. La vicenda prende le mosse dall'acquisto di un immobile da parte di due coniugi, in regime di comunione dei beni, che avevano usufruito delle agevolazioni fiscali "prima casa", impegnandosi nell'atto a trasferirvi la residenza entro 18 mesi. Tuttavia entro tale termine solamente la moglie aveva proceduto all'effettivo trasferimento della residenza. Alla luce di ciò, l'Agenzia delle Entrate aveva notificato al contribuente un avviso di liquidazione per il recupero delle imposte di registro, ipotecaria e catastale relative alla quota di sua spettanza, pari al 50% del bene immobile acquistato in comunione dei beni con la moglie. Le ragioni giuridiche. La Corte di Cassazione ha ritenuto di dover dar corso al più recente orientamento secondo cui "in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l'acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l'immobile acquistato sia adibito a tale destinazione non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione, essendo essi tenuti non ad una comune sede anagrafica ma alla coabitazione (Sez. 5, Sentenza n. 25889 del 23/12/2015; Sez. 5, Sentenza n. 16355 del 28/06/2013; Sez. 5, Ordinanza n. 2109 del 28/01/2009)". In altre parole, ai fini del requisito della residenza a fini tributari, ciò che rileva è che nell'immobile si realizzi la coabitazione dei coniugi, ovvero che in quell'immobile sia fissata la residenza della famiglia e non dei singoli coniugi. L'art. 144 comma 1 c.c. prevede, infatti, che "i coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa". Ciò implica, quindi, che i coniugi possono avere anche esigenze diverse ai fini della residenza individuale e dunque fissare la "residenza della famiglia" in altro luogo, la quale costituisce, dunque, l'unico parametro di valutazione dei requisiti per ottenere le agevolazioni prima casa. Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/

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    05 novembre 2016

    Perde le agevolazioni "prima casa" il coniuge che...

    La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato più volte la questione, esprimendosi in senso favorevole al contribuente. In particolare ha affermato il principio per cui restano ferme le agevolazioni fiscali, ottenute in sede di acquisto dell'abitazione, anche nel caso di trasferimento dell'immobile al coniuge, in sede di separazione, prima dei 5 anni previsti dalla legge per il trasferimento e senza riacquisto di altro immobile da adibire a prima casa. Come è noto, infatti, il legislatore prevede una serie di agevolazioni fiscali quando oggetto dell'atto di compravendita sia un immobile da destinare a prima casa, subordinando però tali benefici a una serie di presupposti e condizioni, il cui venir meno comporta la decadenza dai benefici e l'obbligo di pagare una sovrattassa pari al 30 per cento delle imposte stesse. Tra le ipotesi di decadenza dai benefici vi è il trasferimento dell'immobile prima che siano decorsi 5 anni dall'acquisto, a meno che il soggetto non provveda entro un anno a riacquistare altro immobile da adibire a prima casa. Tuttavia, da un lato, la Corte di Cassazione[1] ha evidenziato come l'articolo 1 della nota II bis della Tariffa, parte prima, n. 4, allegata al D.P.R. n. 131/1986 preveda il pagamento delle imposte non pagate e della sovrattassa solo nell'ipotesi di trasferimento "per atto a titolo oneroso o gratuito", ipotesi in cui non rientra il trasferimento dell'immobile a seguito di patto di separazione. Tale trasferimento risulta, infatti, da un lato, privo di corrispettivo e dall'altro non qualificabile come donazione. Da ciò deriva la non applicabilità  della disciplina sanzionatoria prevista dalla Tariffa del D.P.R. n. 131/1986. D'altronde, sottolinea la Corte, la ratio della normativa è quella di impedire la speculazione sugli immobili comprati con le agevolazioni prima casa e immediatamente rivenduti e tale ratio non appare riscontrabile nei patti di separazione dove, al contrario, la finalità  è quella di definizione degli interessi, anche patrimoniali, dei coniugi alla luce della crisi matrimoniale. Dall'altro lato la Corte di Cassazione[2] è nuovamente tornata sul tema, sottolineando la non condivisibilità  dell'orientamento per cui all'art. 19 della legge n. 74/1987 non possa essere sempre riconosciuto, in tali ipotesi, l'effetto di impedimento della decadenza dalle agevolazioni previste al n. 4 della nota II bis, della Tariffa parte prima allegata al D.P.R. 131/1986, ovvero dalle agevolazioni "prima casa". Ricorrerebbe, secondo l'orientamento negazionista, l'esenzione dell'imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa ex art. 19 solo per gli atti e per le convenzioni poste in essere dai coniugi sotto il controllo del giudice e ne rimarrebbero, al contrario, esclusi gli atti di trasferimento solamente occasionati dalla separazione. Ciò in quanto, rileva la Corte, anche gli atti di trasferimento, mobiliari e immobiliari, se volti a definire in modo stabile la crisi, pur non essendo atti strettamente necessari per la separazione o per il divorzio, rientrano comunque negli "atti relativi al procedimento di separazione o divorzio" per cui la legge prevede l'esenzione, riconfermando in tal modo anche per essi l'effetto di impedire la decadenza delle agevolazioni già  fruite in sede di acquisto dell'immobile. Questo, rileva la Corte, è oggi ancor più vero ove si considerino le modifiche legislative in tema di separazione coniugale, in tema di procedimento di negoziazione assistita da avvocati, nonchè in ordine alla possibilità  di concludere innanzi al Sindaco accordi sostitutivi dei provvedimenti giudiziali. [1] Corte di Cassazione, sentenza n. 5356 del 17 febbraio 2016. [2] Corte di Cassazione, sentenza n. 13340 del 28 giugno 2016.

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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