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    15 ottobre 2020

    La distinzione tra erede e legatario

    Cassazione, ordinanza del 5 marzo 2020 n. 6125. In tema di distinzione tra erede e legatario, ai sensi dell’art. 588 c.c, l’assegnazione di beni determinati configura una successione a titolo universale (c.d. institutio ex re certa) qualora il testatore abbia inteso chiamare l’istituito nell’universalità dei beni o in una quota del patrimonio relitto. Deve interpretarsi, invece, come legato se il testatore abbia voluto attribuire singoli, individuati, beni, cosi che l’indagine diretta ad accertare se ricorra l’una o l’altra ipotesi si risolve in un apprezzamento di fatto, incensurabile in cassazione, se congruamente motivato. La qualità di erede o di legatario va accertata anche tenendo conto della differente formula utilizzata dal testatore rispetto a quella impiegata per tutti gli altri soggetti individuati nel testamento come meri legatari.  Ciò implica un adeguato apprezzamento delle specifiche volontà testamentarie, da combinarsi col differente trattamento riservato anche sul piano delle assegnazioni successorie. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    08 luglio 2020

    Rinuncia all’eredita’ ed interesse dei...

    Cassazione, ordinanza 4 marzo 2020, n. 5994, sez. VI – 2 civile. Per l’impugnazione della rinuncia ereditaria ai sensi dell’art. 524 c.c. il presupposto oggettivo è costituito unicamente dal prevedibile danno ai creditori, che si verifica quando, al momento dell’esercizio dell’azione, i beni personali del rinunziante appaiono insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori; ove dimostrata da parte del creditore impugnante l’idoneità della rinuncia a recare pregiudizio alle sue ragioni, grava sul debitore provare che, nonostante la rinuncia, il suo residuo patrimonio è in grado di soddisfare il credito dell’attore. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    14 aprile 2020

    Liquidazione concorsuale dell’eredita’...

    Cassazione, ordinanza 20 novembre 2019, n. 30247, sez. II civile. In tema di liquidazione concorsuale dell’eredità beneficiata, il termine previsto dall’art. 498, comma 2, c.c., entro il quale l’erede deve invitare i creditori e i legatari a presentare le dichiarazioni di credito, ha natura perentoria, in quanto coerente con l’esigenza di procedere in tempi ragionevoli alla liquidazione dell’eredità; in funzione della medesima necessità è perentorio anche il termine, fissato dal notaio, entro il quale i creditori e i legatari possono presentare le dichiarazioni di credito.  Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    18 ottobre 2016

    La procura generale vale come accettazione...

    Con la sentenza n. 18830 del 26 settembre 2016 la Corte di Cassazione ha enunciato il principio per cui il conferimento di una procura generale per il compimento degli atti di conservazione del patrimonio ereditario non costituisce di per sè sola accettazione tacita dell'eredità . Il ragionamento della Corte di Cassazione ha preso le mosse dalla constatazione per cui non possono considerarsi atti di accettazione tacita gli atti di natura meramente conservativa. Per espressa previsione di legge, infatti, precisamente l'art. 460 c.c., il chiamato all'eredità  ha il potere di compiere atti di conservazione del patrimonio ereditario anche prima (e a prescindere) dell'eventuale e successiva accettazione dell'eredità . Affinchè si possa parlare di accettazione tacita occorre un quid pluris, ed in particolare che il chiamato all'eredità  compia un atto che presupponga necessariamente la sua volontà  di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità  di erede (art. 476 c.c.). Pertanto per verificare se vi sia stata o meno accettazione (tacita) dell'eredità  occorre procedere all'accertamento della sussistenza o meno di comportamenti che lascino presupporre la volontà  di accettazione, costituendo questo però un accertamento di fatto riservato al giudice di merito. Non è corretta, quindi, l'equiparazione automatica tra il mero rilascio della procura generale per gli atti di conservazione del patrimonio del de cuius da parte dei chiamati all'eredità  e l'accettazione tacita dell'eredità , ma occorre procedere a chiarire se quel comportamento presupponga o meno la volontà  di accettazione. Nel caso di specie analizzato dalla Corte, per vero, il rilascio della procura generale (avente ad oggetto non solo i beni dell'eredità ) è stato correttamente valutato dai giudici come un comportamento presupponente la volontà  di accettazione per le modalità , i tempi e le caratteristiche specifiche del caso. Questo però non alla luce di un'automatica equiparazione tra il rilascio della procura e l'accettazione dell'eredità , ma per le risultanze dell'accertamento di fatto svolto nel caso concreto. Da ciò si evince che in un caso che presenti similitudini con quello analizzato dalla Corte occorrerà  prestare particolare attenzione alla stesura della procura, al fine di evitare successivamente che tale atto possa, per le sue proprie caratteristiche specifiche, essere considerato comportamento implicante la volontà  di accettazione dell'eredità .

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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