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    01 settembre 2020

    L’interpretazione del testamento

    Cassazione, sentenza n. 16079/2020. Nell’interpretazione del testamento il giudice di merito deve accertare, secondo il principio generale di ermeneutica di cui all’art. 1362 c.c., quale sia stata l’effettiva volontà del testatore, comunque espressa, valutando congiuntamente e in modo coordinato l’elemento letterale e quello logico dell’atto unilaterale “mortis causa”, nel rispetto del principio di conservazione del contratto. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    09 luglio 2020

    Nullita’ del testamento olografo

    Cassazione, ordinanza 10 aprile 2020, n. 7784, sez. VI – 2 civile. In materia testamentaria, l’attore titolare della legittimazione ad esercitare le azioni di nullità ed annullamento non è esentato dal dimostrare la sussistenza di un proprio concreto interesse ad agire, per cui l’azione stessa non è proponibile in mancanza della prova, da parte del medesimo attore, della necessità di ricorrere al giudice per evitare – attraverso la rimozione degli effetti del testamento impugnato – una lesione attuale del proprio diritto ed il conseguente danno alla propria sfera giuridica.                                                                                      Le formalità previste dall’art. 56 della legge notarile implicano che chi interviene all’atto sia interamente privo dell’udito. Una grave difficoltà di udito non legittima il ricorso alle cautele apprestate dalla norma, ma comporta che il notaio o la persona di fiducia diano lettura a voce tanto alta che il soggetto possa sentire.                                                                                                              La legge notarile, poi, non disciplina l’intervento nell’atto pubblico del comparente cieco. L’attività negoziale del cieco è invece disciplinata dalla L. 3 febbraio 1975, n. 18 e si richiede la presenza dei testimoni “qualora anche una sola delle parti non sappia o non possa leggere e scrivere”, laddove, nella specie, non si mette in discussione che il donante sapesse leggere e scrivere e che abbia firmato l’atto. In ogni caso, trattandosi di donazione, la presenza dei testimoni è richiesta in via generale dell’art. 48 della legge notarile.Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    01 luglio 2020

    Dies a quo del termine di prescrizione...

    Cassazione, sentenza 20 febbraio 2020, n. 4449, sez. II civile. Il “dies a quo” di decorso del termine di prescrizione quinquennale dell’azione di annullamento del testamento olografo per incapacità del testatore, ex art. 591 c.c., va individuato in quello di compimento di un’attività diretta alla concreta realizzazione della volontà del “de cuius” – come la consegna o l’impossessamento dei beni ereditati o la proposizione delle azioni giudiziarie occorrenti a tale scopo – anche da parte di uno solo dei chiamati all’eredità e senza che sia necessario eseguire tutte le disposizioni del testatore. Ne consegue che, in caso di istituzione di un erede universale, non occorre che questi dimostri, al fine predetto, di aver disposto a titolo esclusivo dei beni costituenti l’intero “universum ius defuncti”.                                                       Nel caso di specie la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso che integrasse gli estremi di una condotta esecutrice, sia pure parzialmente, delle disposizioni testamentarie, quella con la quale l’erede aveva continuato a percepire, dopo la morte del “de cuius”, il canone di locazione di un immobile commerciale facente parte del compendio ereditario. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    12 giugno 2020

    Incapacita’ di fare testamento

    Cassazione, sentenza 4 marzo 2020, n. 6079, sez. II civile. È valido il testamento redatto dal de cuius se, al momento della redazione della scheda testamentaria contestata, questi viene ritenuto capace di autodeterminarsi. Lo stato di incapacità naturale, rilevante ai sensi dell’art. 591 c.c., deve essere provato in modo rigoroso e con specifico riferimento temporale all’atto di redazione del testamento, e non può essere sbrigativamente desunto su mera base congetturale dal quadro d’insieme della vita del testatore come un portato dell’asserita costante e irrimediabile instabilità di quest’ultimo. Al fine di evitare lunghi e complessi contenziosi giudiziari in merito alla capacità del testatore è più che opportuno rivolgersi ad un notaio che accerti la stessa. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    12 giugno 2020

    Distinzione tra legato ed istituzione a titolo...

    Cassazione, ordinanza 5 marzo 2020, n. 6125, sez. VI – 2 civile. L’assegnazione di beni determinati configura una successione a titolo universale, instituito ex re certa, qualora il testatore abbia inteso chiamare l’istituito nell’universalità dei beni o in una quota del patrimonio relitto, mentre deve interpretarsi come legato se egli abbia voluto attribuirgli singoli beni individuati. Al fine di evitare discussioni interpretative sulla qualificazione del lascito testamentario che potrebbe sfociare anche in lunghe e complesse vicende giudiziarie è consigliabile rivolgersi ad un notaio per la redazione dell’atto di ultima volontà.Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    07 marzo 2018

    Come fare testamento

    Il testamento è uno strumento assai utile per il passaggio generazionale del proprio patrimonio, consentendo al soggetto di poter decidere (seppur nei limiti previsti dalla legge ed in particolare della quota di legittima) sulla disposizione dei propri beni per quando avrà cessato di vivere. Presenta l’indiscutibile vantaggio di poter essere revocato e pertanto, anche se si dovesse cambiare idea, si potrà sempre facilmente tornare indietro. Vediamo insieme quali sono le diverse tipologie.  Il codice civile menziona quattro tipologie diverse di testamento, da quello più semplice in assoluto, quello olografo, fino ai testamenti speciali ammessi solamente in circostanze particolari, come calamità, guerre etc. Testamento olografo. Disciplinato dall’art. 602 c.c., il testamento olografo è quello scritto, datato e sottoscritto di proprio pugno dal testatore, senza l’aiuto di nessuno. Non è ammesso dalla giurisprudenza nemmeno l’ausilio, noto come “mano guidata”, in caso di difficoltà nella scrittura. Deve essere datato e sottoscritto dal testatore alla fine delle disposizioni. La sottoscrizione si ritiene valida anche se priva di nome e cognome, se designa comunque con certezza la persona del testatore (es. Tuo zio Tizio). La data deve contenere indicazione del giorno, mese e anno (o essere comunque certa, ad esempio Natale 1980). Il testamento olografo è sicuramente il più facile da redigere, tuttavia porta con sé alcuni svantaggi difficilmente evitabili, dovuti al fatto che si presta facilmente ad essere distrutto o contestato. Questi problemi vengono meno con il testamento pubblico. Testamento pubblico. Il testamento pubblico (art. 603 c.c.) è quello ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni. Il testatore dichiara al notaio la sua volontà, il quale provvede a redigerla e a darne lettura alla presenza dei testimoni. Il testamento deve indicare il luogo, la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione ed essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio. Se il testatore non può sottoscrivere, o può farlo solo con grave difficoltà, deve dichiararne la causa e il notaio deve menzionare questa dichiarazione prima della lettura dell’atto. L’indubbio vantaggio di questo tipo di testamento consiste nel fatto che, essendo redatto da un professionista esperto in questioni tecnico-giuridiche, le ultime volontà saranno formulate nel modo giuridicamente più opportuno, in modo da evitare (o quanto meno limitare) i problemi e le liti familiari una volta che la successione si sarà aperta. Testamento segreto. Il testamento segreto (art. 604 c.c.) non trova moltissima diffusione nella prassi, anche se in realtà unisce i vantaggi del testamento olografo (segretezza) con i vantaggi del testamento pubblico (certezza della data e sicura conservazione), motivo per cui è chiamato anche testamento misto. Sostanzialmente il testamento segreto può essere scritto dal testatore o da un terzo. Se è scritto dal testatore, deve essere sottoscritto da lui alla fine delle disposizioni; se è scritto in tutto o in parte da altri, o se è scritto con mezzi meccanici, deve portare la sottoscrizione del testatore anche in ciascun mezzo foglio, unito o separato. La carta su cui sono stese le disposizioni o quella che serve da involto deve essere sigillata con un’impronta, in guisa che il testamento non si possa aprire né estrarre senza rottura o alterazione. Il testatore, in presenza di due testimoni, consegna personalmente al notaio la carta così sigillata, o la fa sigillare nel modo sopra indicato in presenza del notaio e dei testimoni, e dichiara che in questa carta è contenuto il suo testamento. Viene scritto, quindi, l’atto di ricevimento nel quale si indicano il fatto della consegna e la dichiarazione del testatore, il numero e l’impronta dei sigilli e l’assistenza dei testimoni a tutte le formalità. Testamenti speciali. I testamenti speciali sono previsti dagli artt. 609 e ss del Codice civile. Sono ammessi solamente in ipotesi particolari, ovvero in caso di malattie contagiose, calamità pubbliche o infortuni (art. 609 c.c.); durante un viaggio in nave o aeromobile (artt. 611 e 616 c.c.); in tempo di guerra o mobilitazione da parte di militari o persone a seguito di forze armate (art. 617 c.c.). In queste ipotesi, date le particolari circostanze, sono autorizzati a raccogliere le ultime volontà anche altri soggetti, quali il comandante, il ministro di culto, il cappellano militare, etc. Sono ipotesi del tutto eccezionali, in cui prevale l’interesse a far sì che il testatore possa anche in quel momento disporre dei propri beni per quando avrà cessato di vivere. Proprio per le loro caratteriste particolari, tuttavia, terminata la situazione eccezionale, essi perdono efficacia decorsi tre mesi.   Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata  

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    21 febbraio 2018

    Data del testamento: a chi la prova?

    Cassazione civile, Sez. II, ordinanza 22 settembre 2017, n. 22197  Cosa cambia per il cittadino Il testamento olografo, ovvero quello scritto a mano dal de cuius, come si sa, è spesso al centro di liti familiari. In particolare, quando è la data a essere contestata, occorre chiedersi a chi spetti l’onere della prova. La Corte di Cassazione è recentemente intervenuta sul punto, affermando che è la parte ne contesti la verità a dover proporre domanda di accertamento negativo, gravando su di essa il relativo onere della prova. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Il fatto Il Tribunale di Chiavari accoglieva la domanda di petizione di eredità di Tizia, nominata erede in forza di un testamento olografo (datato 25 luglio 2000 e pubblicato dal notaio in data 28 ottobre 2003), di cui accertava l’autenticità, successivo ad altro testamento olografo (redatto dal medesimo de cuius datato 10 novembre 1999 e pubblicato dal notaio in data 1 settembre 2003) e, alla luce di ciò, condannava la convenuta Caia alla restituzione dei beni di cui era entrata in possesso. Successivamente, però, la Corte d’appello di Genova, in riforma della sentenza di primo grado, affermava che Tizia non aveva provato la data di redazione del testamento olografo che la nominava erede e quindi la posteriorità dello stesso rispetto a quello redatto in data 10 novembre 1999.   Le ragioni giuridiche Il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore e la completa indicazione della data costituisce un requisito essenziale di forma, in quanto la mancanza di una data autografa comporta l’annullabilità del testamento per vizio di forma, mentre, ai sensi dell’art. 602 comma 3 c.c., la prova della “non verità” della data è ammessa, tra l’altro, quando si tratti della priorità di data tra più testamenti. Da tale disposizione si deduce, secondo la Corte di Cassazione, che mentre la data falsa non può ritenersi di per sé causa di invalidità del testamento, l’azione di nullità diretta ad accertare la “non verità della data”, come recita la legge, è invece esperibile quando vi sia un interesse giuridico in tal senso. A conferma di ciò, depone anche la stessa formulazione dell’art. 602 comma 3 del Codice Civile che sembra implicare, secondo la Corte di Cassazione, una presunzione di verità della data indicata dal de cuius nel testamento salva prova contraria. In conclusione, quindi, l’onere di provare l’eventuale falsità o erroneità materiale della data (per errore materiale dovuto a distrazione, ignoranza o altra causa che sia) spetta a chi ne voglia contestare l’autenticità, con domanda di accertamento negativo e conseguente onere di provare le ragioni a fondamento della propria pretesa. Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes   Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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    10 luglio 2017

    Incapacità del testatore: quando il testamento...

    Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 12691 del 19 maggio 2017 Cosa cambia per il cittadino Ai fini dell'annullamento di un testamento per incapacità  naturale è indispensabile l'accertamento di un'assenza assoluta della coscienza dei propri atti o della capacità  di autodeterminarsi a causa di un'infermità  transitoria o permanente, da appurarsi al momento della redazione dell'atto di ultima volontà . In caso contrario, stante anche l'irripetibilità  delle volontà  testamentarie del de cuius, il testamento dovrà  considerarsi validamente redatto. E ciò perché l'incapacità  naturale del testatore postula la sussistenza non già  di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà  psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la piena prova che, a cagione di una infermità  transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto risulti privo in modo assoluto della coscienza dei propri atti o della capacità  di autodeterminarsi. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto La questione attiene alla prova dell'incapacità  che deve colpire il testatore affinché possa procedersi all'annullamento del testamento. In particolare è stata impugnata una decisione della Corte di Appello di Genova che non aveva ravvisato sussistente un'incapacità  sufficiente in capo a una donna affetta da disturbo bipolare. Le ragioni giuridiche In tema di annullamento del testamento, l'incapacità  naturale del testatore postula l'esistenza non già  di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà  psichiche ed intellettive del de cuius, ma la prova che il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell'atto di ultima volontà , della coscienza dei propri atti o della capacità  di autodeterminarsi. In altre parole, deve ritenersi provata la sussistenza di un disturbo tale da alterare la coscienza, la memoria o il corso del pensiero del soggetto testatore al momento della stesura del testamento. Peraltro, poiché lo stato di capacità  costituisce la regola e quello di incapacità  l'eccezione, spetta a chi impugni il testamento dimostrare la dedotta incapacità , salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità  totale e permanente, nel qual caso grava, invece, su chi voglia avvalersene provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo. Ai fini dell'accertamento, inoltre, il giudice del merito non può ignorare il contenuto del testamento medesimo e gli elementi di valutazione da esso desumibili in relazione alla serietà , normalità  e coerenza delle relative disposizioni, nonché ai sentimenti e ai fini che risultano averle ispirate. Alla luce di tutte queste considerazioni, dunque, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo di dover condividere il consolidato indirizzo, a cui risulta essersi conformata la Corte territoriale, che, con valutazione di merito adeguatamente motivata, ha escluso che potesse ritenersi provato che la testatrice, al momento della redazione del testamento, fosse priva delle capacità  cognitive e volitive necessarie per comprendere il contenuto e gli effetti dell'atto e, quindi, per formare una volontà  cosciente. Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui: http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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