• Hai bisogno di aiuto? Contattaci

  • In evidenza

    08 agosto 2017

    Vendita dell'immobile: a chi spetta pagare i...

    Corte di Cassazione, Sezione VI, ordinanza n. 15547 del 22 giugno 2017 Può passare anche molto tempo da quando i lavori condominiali vengono deliberati a quando vengono poi effettivamente eseguiti e può accadere che intanto la proprietà  dell'immobile venga trasferita da un soggetto a un altro. Il caso analizzato dalla Corte di Cassazione riguarda proprio un'ipotesi come questa ed è stata un'occasione per ribadire come in tali casi, per capire chi tra i due sia il soggetto obbligato, si debba guardare alla data di approvazione della delibera assembleare che ha disposto l'esecuzione dell'intervento straordinario. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes Il fatto Il giudizio ha avuto inizio con un ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti di Tizio, relativo al pagamento di una cospicua somma dovuta a titolo di contributo per i lavori di manutenzione straordinaria (ed in particolare la facciata dell'edificio) deliberati nel 2000 ed eseguiti tra il 2000 ed il 2002. L'anno successivo, nel 2003, seguiva l'alienazione della propria unità  immobiliare da parte di Tizio. Le ragioni giuridiche La questione di fondo attiene all'individuazione del momento in cui possa dirsi sorto l'obbligo di partecipazione alle spese condominiali per l'esecuzione di lavori di straordinaria amministrazione sulle parti comuni. La Corte di Cassazione ricorda che in tali ipotesi deve farsi riferimento alla data di approvazione della delibera assembleare che ha disposto l'esecuzione di tale intervento, avendo la stessa delibera valore costitutivo della relativa obbligazione. Tale momento rileva anche per imputare l'obbligo di partecipazione alla spesa nei rapporti interni tra venditore e compratore, se gli stessi non si siano diversamente accordati, rimanendo, peraltro, inopponibili al condominio i patti eventualmente intercorsi tra costoro. Come correttamente messo in luce anche dalla Corte di Appello, Tizio, alla data della deliberazione di approvazione di tali lavori, risultava ancora condomino e, dunque, come tale obbligato a contribuire agli esborsi. Trova quindi qui applicazione ratione temporis l'articolo 63 comma 2 disp. att. c.c. nella formulazione ante 2012, in forza del quale chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato, solidalmente con questi, al pagamento dei contributi relativi all'anno in corso e a quello precedente. Pertanto, conclude la Corte di Cassazione, "obbligato a contribuire alle spese di manutenzione straordinaria dell'edificio è chi era condomino, giacche' proprietario dell'unità  immobiliare poi alienata, al momento della delibera assembleare che abbia disposto l'esecuzione di detti lavori, proprio per il valore costitutivo della relativa obbligazione. La circostanza della vendita dell'unità  immobiliare prima che siano stati approvati tutti gli stati di ripartizione delle spese inerenti quei lavori, o comunque prima che il condomino che aveva approvato gli stessi abbia adempiuto ai propri oneri verso il condominio, può impedire che sia emesso il decreto ingiuntivo con la clausola di immediata esecutività  ex articolo 63 disp. att. c.c., comma 1 (in quanto ha già  perso la qualifica necessaria per poter procedere di "condomino"), ma di certo non estingue il debito originario del cedente, che rimane azionabile in sede di processo di cognizione, o di ingiunzione ordinaria di pagamento". Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes

    Scopri di più
  • News

    24 ottobre 2016

    Decadenza prima casa del venditore. Cosa rischia...

    Il legislatore prevede una serie di agevolazioni fiscali quando oggetto dell'atto di compravendita sia un immobile da destinare a prima casa, subordinando però tali benefici alla sussistenza di una serie di dichiarazioni da rendersi in atto davanti al Notaio e di presupposti necessari che devono sussistere al momento dell'atto e per un certo lasso di tempo successivo. Può avvenire tuttavia che per le più svariate ragioni il soggetto che abbia acquistato un immobile usufruendo delle agevolazioni prima casa voglia o debba procedere alla vendita dello stesso prima dei 5 anni previsti dalla legge. Cosa succede in questo caso? La nota II bis dell'art. 1 della Tariffa, parte prima, allegata al DPR n. 131/1986 prevede che, nel caso di vendita prima dei 5 anni dall'acquisto, il soggetto non decada comunque dal beneficio prima casa se provveda, entro un anno, a riacquistare altro immobile da adibire a prima casa. In caso contrario sarà  applicabile una sanzione e lo Stato in qualità  di creditore avrà  un privilegio speciale sull'immobile a garanzia del pagamento dell'imposta di registro. Interrogata sul punto a seguito di interpello, l'Agenzia delle Entrate[1] ha affermato, però, di non condividere la tesi per cui la sanzione sia applicabile solo dopo che sia trascorso un anno dalla vendita senza che sia intervenuto altro acquisto. Quando un atto di compravendita viene presentato per la registrazione con la richiesta di agevolazioni prima casa si configura una situazione condizionante la concessione stessa del beneficio. Per questo motivo, quando viene meno il presupposto per le agevolazioni fiscali, come nel caso di specie per vendita infraquinquennale dell'immobile, la decadenza dai benefici si verifica ex tunc, ovvero dal momento dell'acquisto originario. Con la decadenza dai benefici prima casa viene ad esistenza anche il privilegio speciale a favore dello Stato. L'Agenzia delle Entrate richiama, infatti, in proposito, un risalente ma condiviso orientamento della Cassazione[2], per cui il credito dello Stato riguardo all'imposta di registro, e con esso il privilegio, nasce al momento dell'atto di compravendita e ciò anche a prescindere dal fatto che si tratti di un'imposta dovuta a seguito di decadenza da eventuali agevolazioni a causa del successivo venir meno dei presupposti di legge. [1] Interpello 911-16/2013-Art.11, legge 27 luglio 2000, m. 212 concernente l'interpretazione dell'art. 56 del DPR n. 131 del 1986. [2] Cassazione n. 2294 dell'11 maggio 1978.

    Scopri di più
Video

05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

Scopri di più