• Hai bisogno di aiuto? Contattaci

  • In evidenza

    15 settembre 2020

    Scioglimento del curatore fallimentare dal...

    Cassazione, sentenza 25 giugno 2020, n. 12642. Al curatore del fallimento compete la facoltà di scioglimento unilaterale dal contratto preliminare di compravendita stipulato dal promittente venditore (poi fallito) e non ancora eseguito. Tale facoltà può essere efficacemente esercitata fino al momento del passaggio in giudicato della sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 2932 c.c., dal quale soltanto riceve preclusione, non trovando invece ostacolo nella circostanza che la domanda per l’esecuzione coattiva specifica del preliminare sia stata proposta e trascritta prima della dichiarazione del fallimento. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes  Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

    Scopri di più
  • News

    19 ottobre 2016

    Finalmente una soluzione all'insolvenza civile

    Relazione a cura di Giovanni Peli, Dottore Commercialista in Brescia* Con la legge numero 3/2012 il nostro legislatore, anche a causa di obblighi di appartenenza alla comunità  europea, ha finalmente inserito nel nostro ordinamento una disciplina finalizzata a risolvere il problema sempre crescente, dell'eccessivo indebitamento dei soggetti privati e, in generale, non soggetti alla disciplina fallimentare. Infatti l'imprenditore commerciale, da sempre soggetto al fallimento, può ora godere dell'Istituto della esdebitazione, inserito con la riforma del diritto fallimentare, che permette, a determinate condizioni, di ottenere la cancellazione dei debiti pregressi. Opportunità  che, viceversa il nostro sistema non prevedeva per i soggetti non interessati dalla disciplina del fallimento e in particolare privati cittadini, professionisti, imprenditori di ridotte dimensioni. La nuova disciplina prevede la presenza di apposite istituzioni, denominate organismi di composizione della crisi, ai quali il soggetto interessato può indirizzarsi. In alternativa, chi desidera accedere ai benefici di questa legge può rivolgersi al tribunale competente in base alla propria residenza, affinchè sia nominato un professionista che svolga le funzioni dell'organismo di composizione della crisi. L'organismo, o il professionista, è tenuto dapprima ad esaminare la situazione del singolo soggetto, sia per verificare che lo stesso possegga i requisiti di ammissibilità , sia per scegliere lo strumento più opportuno per la soluzione del caso concreto. La specifica normativa, infatti, prevede tre diversi strumenti di soluzione della crisi da sovraindebitamento. Il primo, denominato accordo con i creditori, ricorda nelle sue linee essenziali il concordato preventivo, in quanto richiede la formulazione di una proposta e di un piano ai creditori, i quali sono tenuti ad esprimere il loro voto, mentre al giudice è riservato il giudizio di omologazione. Un secondo strumento, assolutamente nuovo, è denominato piano del consumatore, e riguarda appunto soggetti privati consumatori che intendono formulare una proposta ai creditori che sia maggiormente vantaggiosa rispetto all'alternativa liquidatoria. La particolarità  di tale istituto è che non è richiesta la votazione del ceto creditorio, ma solamente una omologazione da parte del giudice. È chiaro che, in questo caso, la valutazione circa la maggior convenienza dovrà  essere esaminata, da parte del professionista incaricato, con estremo rigore, in quanto sarà  l'unico elemento a disposizione del giudice per poter omologare il piano, che i creditori dovranno accettare, non potendo votare. Un terzo strumento è denominato liquidazione del patrimonio, e ricorda il fallimento, essendo procedura concorsuale tipo liquidatorio, seppur non contenendo quella particolare disciplina lato sensu punitiva tipica dell'istituto fallimentare, che prevede sanzioni a carico del fallito, reati penali tipici, eccetera. Queste procedure hanno in comune l'aspettativa di vedere una liberazione dal fardello dei debiti pregressi: questo effetto esdebitativo si avrà  dopo l'esatto adempimento dell'accordo con i creditori o del piano del consumatore nonchè, nell'ipotesi di liquidazione del patrimonio, decorso un periodo minimo di quattro anni di permanenza nella procedura liquidatoria. L'esdebitazione permetterà  al soggetto ammesso alla procedura di ricominciare una nuova vita senza il peso di un fardello di debiti che, in certi casi, costituisce una persecuzione che dura per una vita intera. È ciò che, nel sistema giuridico anglosassone, viene chiamato fresh start. In queste procedure, il legislatore ha affievolito molto il ruolo dell'autorità  giudiziaria, responsabilizzando invece i professionisti coinvolti in queste operazioni che, vista anche la novità  della norma e l'assenza di precedenti, presentano notevoli aspetti di delicatezza. Per tale motivo, la sinergia tra professionisti appartenenti a diversi ordini è, in questo ambito, di vitale importanza. *Giovanni Lorenzo Peli si è laureato in economia e commercio all'Università  degli Studi di Brescia, città  in cui è nato nel 1962 e in cui attualmente risiede ed esercita la sua attività . Dopo 3 anni alla Banca San Paolo come responsabile nelle contrattazioni con l'estero e nel servizio titoli ha iniziato la sua attività  di libero professionista. E' iscritto al Registro dei Revisori Contabili e svolge da diversi anni il sindaco presso primarie società  italiane. E' specializzato nel controllo di gestione, analisi dei costi e aspetti finanziari di società  ed enti pubblici. E' inoltre un esperto nel settore informatico e telematico, di cui ha elaborato specifici applicativi software in ambito professionale. È iscritto all'Albo dei consulenti tecnici del Tribunale di Brescia per il quale assolve incarichi nelle procedure concorsuali e quale perito per il controllo dei conti, analisi reddituali patrimoniali, verifiche di legge, valutazioni aziendali e attività  connesse e simili. Nel 1993 ha iniziato a collaborare col gruppo editoriale Sole 24 Ore dove pubblica costantemente articoli di aggiornamento legislativo e giurisprudenziale per il quotidiano "Guida Normativa" e per il settimanale "Informatore Pirola", oltre che saltuariamente per altre testate del gruppo. Ha pubblicato inoltre un volume sulle "Società  di comodo" (autori F. Baiguera e G. Peli), un "Manuale per il curatore fallimentare" (editore E.B.C.) ed il testo "La fatturazione negli studi professionali" (Editore Il Sole 24 Ore, Autori F. Baiguera e G. Peli). Partecipa costantemente a corsi, master brevi e convegni di aggiornamento professionale. E' docente presso il Corso biennale di formazione per la preparazione agli esami di Stato per l'esercizio della professione di Dottore Commercialista. E'auditor nell'ambito di operazioni quadro comunitarie che prevedono il cofinanziamento con fondi strutturali ERDF. E' membro del comitato di coordinamento della Fondazione per gli Studi Economici e Giuridici di Brescia a cui partecipano le principali categorie libero-professionali. È stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine "Al merito delle Repubblica Italiana" con provvedimento del Presidente della Repubblica in data 27 dicembre 2003.

    Scopri di più
Video

05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

Scopri di più