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    05 luglio 2018

    CROWDFUNDING: una possibile alternativa per...

    CROWDFUNDING: una possibile alternativa per finanziare il proprio progetto Il crowdfunding rappresenta uno strumento assai innovativo per la raccolta di finanziamenti per le imprese, consentendo la raccolta di funding (finanziamenti appunto) da una platea molto ampia (crowd) di soggetti che possono esaminare il progetto e decidere se supportarlo o meno in cambio di diverse forme di remunerazione. Il crowdfunding Introdotto dal D.L. 179/2012 con l'art. 30 e dalle delibere Consob 18592 del 26 Giugno 2013, successivamente modificata dalla delibera 19520 del 26 Febbraio 2016, può presentarsi in diverse forme: donation, reward equity. Esistono infatti diverse forme di finanziamento collettivo, che si differenziano l’una dall’altra per la natura dello scambio tra l'investitore o donatore ed il progetto. Vediamo quali sono. Donation based Ad oggi è una delle forme più diffuse di crowdfunding in Italia. In questa modalità di finanziamento non è previsto alcun corrispettivo; chi decide di finanziare un progetto di solito lo fa perché lo ritiene meritevole per le più disparate ragioni sociali, personali, etiche, etc. Reward based In questa ipotesi, anch’essa oggi una delle più conosciute e diffuse nel panorama della raccolta fondi tramite il web, il finanziatore/donatore riceve una “ricompensa” dal valore economico più o meno simbolico, che può spaziare da uno sconto per l’acquisto del prodotto/servizio per cui si chiede il finanziamento (o il prodotto stesso in certi casi), a un ringraziamento pubblico per la partecipazione al progetto. Equity crowdfunding L’equity crowdfunding è l’ultima forma ad essere nata, a causa della crescente difficoltà di accesso al credito da parte delle PMI; e nella sua forma più evoluta si presenta come un finanziamento che riceve come contropartita una quota del capitale stesso, con tutti i diritti ad esso connessi (primo tra tutti, la riscossione degli utili/dividendi). Esistono dunque diverse opportunità di crowdfunding e la scelta tra l’una e l’altra dipende da diversi fattori, ma in ogni caso rappresentano un’interessante opportunità per le giovani aziende, prime fra tutte le startup. Per decidere verso quale sia più interessante indirizzarsi, occorre tener conto di alcuni indicatori, primo tra tutti lo “stato di avanzamento” in cui si trova la startup. Se il giovane imprenditore è ancora nella fase preliminare (o del “MVP” – Minumum Viable Product, ovvero primo prototipo) le ipotesi di Donation based e Reward based saranno sicuramente le più vantaggiose, mentre se la startup si trova già in una fase più avanzata e necessita di capitali più cospicui la terza ipotesi, l’equity crowdfunding, potrebbe rispondere meglio alle esigenze societarie. In ogni caso, il finanziamento tramite crowdfundig reca con sé vantaggi per ambo le parti. Allo startupper consente di ricevere capitale e quindi di poter sviluppare la sua idea. In questo senso anche un esito negativo della raccolta fondi può essere utile perché gli consente di capire che probabilmente il prodotto/servizio necessita di un cambio di rotta per andare incontro al plauso del mercato. Per l‘investitore sono previsti, invece, da un lato vantaggi fiscali non di poco conto (detrazione IRPEF del 19% per le persone fisiche, deduzione IRES del 20% per le persone giuridiche) e dall’altro la possibilità di un (potenzialmente ingente) guadagno nel caso in cui la startup dovesse andare bene e in un futuro prossimo essere oggetto di acquisizione da parte di società più grandi interessate al prodotto/servizio. Avv. Stefano Toro   Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes  Clicca qui per leggere gli altri articoli SuperPartes   Autore immagine: Pixabay.com © Riproduzione riservata

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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