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    16 gennaio 2017

    Cassazione: è nullo il contratto di locazione...

    Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 13 dicembre 2016, n. 25503 Cosa cambia per il cittadino La Corte di Cassazione, con la recente sentenza, ha affrontato il tema del contratto di locazione non registrato, affermandone la nullità  per violazione dell'art. 1 comma 346 della Legge 311/04. Ciò implica che, in tali casi, il locatore non ha diritto al pagamento dei canoni ma solamente, ricorrendone i presupposti, a un eventuale risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. o a un indennizzo per ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c.. Per approfondimenti chiedi ai Notai SuperParteshttp://associazionesuperpartes.it/notai/ Il fatto La vicenda prende le mosse da un contratto di locazione ad uso non abitativo, stipulato nel 2007, per il quale il conduttore non aveva mai pagato il canone. A fronte della richiesta di risoluzione del contratto e risarcimento per illegittima occupazione, la convenuta si costituì eccependo di non avere mai stipulato alcun contratto di locazione, ma solo di averne concordato la futura stipula. Il Tribunale di Ravenna, con sentenza n. 1413 del 6 giugno 2012, accolse la domanda. La Corte d'appello di Bologna, adita dalla soccombente, rigettò il gravame ritenendo che il contratto di locazione fosse stato concluso, ma che fosse inefficace in quanto non registrato e che comunque l'inefficacia non esimesse l'occupante dall'obbligo di pagamento del canone pattuito, "come corrispettivo della detenzione intrinsecamente irripetibile". La Corte di Cassazione, non condividendo tale ricostruzione giuridica, ha cassato la sentenza e rinviato la causa alla Corte d'appello di Bologna, in diversa composizione. Le ragioni giuridiche L'art. 1 comma 346 della Legge 311/04 prevede che "i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità  immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati". La norma sul punto è chiara nel prevedere che un contratto di locazione non registrato è giuridicamente nullo e non, come diversamente sostenuto dalla Corte di Appello di Bologna, valido ma inefficace. Da ciò deriva che la prestazione compiuta in esecuzione di un contratto nullo costituisce un indebito oggettivo, regolato dall'art. 2033 c.c., e non dall'art. 1458 c.c., dal momento che le norme sull'inadempimento del contratto non vengono in rilievo nel caso di un contratto nullo, il quale non può mai produrre effetti, nemmeno nel caso di contratti di durata. Pertanto, anche volendo qualificare la prestazione effettuata dal locatore come irripetibile, sottolinea la Corte, questa potrà , al più, dar vita, ricorrendone i presupposti, a un diritto al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. o al pagamento dell'ingiustificato arricchimento ex art. 2041 c.c. ma non al pagamento dei canoni. Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui:http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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