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    02 maggio 2017

    Cos'è il TAEG?

    Il TAEG, che letteralmente vuol dire "tasso annuo effettivo globale", è l'indice sintetico di costo del finanziamento. Espresso in termini percentuali, indica il costo complessivo del finanziamento, calcolato su base annua in relazione alla durata del finanziamento e alla periodicità  delle rate. E' pertanto molto importante, quando si chiede un mutuo, farsi indicare dalla persona di riferimento l'ammontare del tasso annuo effettivo globale. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Il TAEG comprende diverse voci, tra cui gli oneri accessori quali le spese di istruttoria, le spese di apertura pratica, le spese di incasso delle rate e le spese assicurative obbligatorie. Inoltre, per effetto delle nuove disposizioni di Banca d'Italia sulla trasparenza, in adempimento della direttiva europea EU 2008/48/CE, dal 1 giugno 2011 il calcolo del TAEG deve comprendere anche l'eventuale compenso riconosciuto all'intermediario del credito, i costi delle polizze assicurative che costituiscono requisito necessario per ottenere il credito o ottenerlo a specifiche condizioni e gli oneri fiscali (come ad esempio l'imposta di bollo sui contratti). Non sono compresi nel TAEG, invece, gli eventuali oneri notarili (per finanziamenti garantiti da ipoteca quali i mutui casa). Il TAEG deve essere, per espressa previsione legislativa, obbligatoriamente indicato nei documenti consegnati dalla banca al cliente, dal momento che costituisce un importante parametro per valutare la convenienza stessa delle condizioni di finanziamento e consente, inoltre, al cliente un più facile e veloce confronto con eventuali altre proposte ricevute da banche concorrenti. http://associazionesuperpartes.it/2017/01/04/la-disciplina-prevista-dal-nuovo-decreto-mutui-gli-obblighi-precontrattuali/ Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui: http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/

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    24 aprile 2017

    Mutuo: quale tasso scegliere?

    La stipula di un mutuo è un momento importante e delicato nella vita di una persona o di un'azienda e deve essere effettuata ponderando con attenzione le varie alternative, a partire dalla scelta della tipologia del tasso, che rappresenta senz'altro uno step fondamentale. La scelta del tasso deve avvenire in base alle proprie esigenze personali, economiche e familiari. Senza alcuna pretesa di esaustività , date le numerose varianti esistenti nel mercato, vediamo di seguito alcune delle opzioni oggi più diffuse. Per approfondimenti chiedi ai Professionisti SuperPartes http://associazionesuperpartes.it/notai/ Fisso o variabile? La prima valutazione attiene alla scelta del tasso fisso o variabile. Il tasso fisso normalmente è un po' più alto ma consente di conoscere in anticipo l'importo che si dovrà  pagare senza che possano esserci sorprese. Il tasso variabile, normalmente più conveniente, subisce però variazioni e quindi non è del tutto prevedibile e nel caso si decidesse di optare per un tasso variabile, occorre tener presente che l'importo della rata potrebbe crescere anche notevolmente nel corso degli anni, soprattutto quando il mutuo è a lunga durata. La rata del tasso fisso, al contrario, rimane costante per tutta la durata, ed essendo oggi i tassi particolarmente vantaggiosi, anche al di sotto del 2%, sicuramente rappresenta una buona opportunità , dal momento che il possibile gap di risparmio rispetto al tasso variabile è ridotto, mentre restano immodificati i rischi di innalzamento intrinsechi al tasso variabile. Il tasso misto e il CAP. Esistono altre soluzioni, meno conosciute, che possono essere assolutamente utili in certi casi, come il tasso misto e la fissazione di un CAP. Queste soluzioni permettono di coniugare la convenienza economica di un tasso variabile con la stabilità  e la sicurezza di un tasso fisso. Scegliere un mutuo con tasso misto vuol dire avere la possibilità , a seconda dell'andamento del mercato, di optare, di volta in volta, per un tasso fisso o un tasso variabile. Nel contratto di mutuo, infatti, viene inserita una formula in cui è prevista la possibilità  per il mutuatario di cambiare le modalità  di calcolo degli interessi a scadenze prestabilite. Ovviamente in questo caso il tasso viene fissato a un prezzo più alto rispetto a un normale variabile, tuttavia questa tipologia si presta particolarmente bene per chi ha difficoltà  a scegliere oggi con certezza il tasso d'interesse e vuole riservarsi l'opportunità  in futuro di poterlo modificare rimanendo cliente della stessa banca. Esiste poi anche la possibilità  di inserire nel muto un tetto massimo CAP, optando per un mutuo "capped rate". Questo mutuo a tasso variabile si caratterizza per avere un limite massimo predeterminato, che segna il limite massimo oltre il quale il tasso d'interesse non potrà  mai salire, anche nel caso in cui i tassi di mercato dovessero superarlo e che viene di solito fissato in due o tre punti in più rispetto a quello in vigore. Normalmente, in questo caso, le banche applicano uno spread leggermente più elevato, tuttavia questa soluzione si presta molto bene a soddisfare gli interessi di chi non voglia rinunciare alla convenienza economica del tasso variabile, ma voglia anche proteggersi da un'eventuale eccessiva salita dei tassi oltre una certa soglia, oltre la quale non è disposto ad andare. Per leggere gli altri articoli SuperPartes clicca qui: http://associazionesuperpartes.it/extra/blog/

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05 luglio 2017

Imposte sui consumi e imposte sui redditi – Nicola Forte

Il socio onorario di SuperPartes, Dott Nicola Forte, parla a Raiuno delle nuove norme in tema di Iva: “La scelta del tema da trattare non è stata molto difficile. Lo spunto me lo ha fornito il Ministro delle Finanze con la dichiarazione di non voler aumentare le aliquote Iva. Molto spesso si sente parlare della tassazione delle cose o meglio della volontà di spostare progressivamente il carico delle imposte sui redditi sulla tassazione delle cose. L’idea è buona, ma difficilmente sarà possibile. Cosa si intende per tassazione delle cose? Significa tassare di più nel momento in cui si consuma, ma per indurre i consumatori a consumare le stesse quantità deve essere ridotto il livello della tassazione sui redditi. La ricetta è buona, ma è in grado di funzionare a patto che la pressione fiscale sui redditi diminuisca effettivamente e in misura sensibile. Ad esempio se il netto della busta paga aumenta da 1.300 euro a 1.800 euro la manovra può produrre gli effetti espansivo sperati. Viceversa se l’aumento delle imposte sui consumi non è accompagnato da una sensibile diminuzione delle imposte sui redditi, la manovra è di tipo recessivo e i consumi rischiano di diminuire”

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